La Bussola - Casazza
QUARESIMA 2013
INIZIA LA "QUARESIMA", PORTA D'INGRESSO AL MISTERO PASQUALE

indice degli articoli:
"Carissimi": il messaggio del parroco
Iniziazione cristiana
Le nozze di Cana di Galilea
Famiglie in cammino - Cambiare si pu˛
Sikat: vent'anni di amore in parrocchia
Ristrutturiamo colorandoci
Famiglia per la vita
Da Natale a Pasqua: La storia di Arbatano...
I Giovani a Temù
GSO:il punto sportivo

Carissimi,

La Quaresima ripropone ogni anno un cammino di preparazione per celebrare la Pasqua del Signore Gesù, nella gioia e nella novità dello Spirito Santo.
La Quaresima è un tempo di riflessione, in questa vita frenetica e dispersiva. Tempo di silenzio, in questa società del frastuono.
Tempo privilegiato dell’ascolto della Parola di Dio, nutrimento dell’uomo.
La Quaresima è un tempo per ritrovare l’essenziale, in questa società del superfluo, dove l’Assoluto viene relativizzato e ciò che è futile diventa necessario.
Tempo della ricerca dell’ “essere”, in questa società che privilegia la cultura dell’ “apparire”.
Tempo in cui si scopre il senso della vita, l’orientamento del cammino.
La Quaresima è un tempo di conversione e di adesione piena al Vangelo: “Convertitevi e credete al Vangelo” (Mc. 1,15).
La conversione a cui siamo chiamati ha come modello ineguagliabile il Cristo che Dio Padre ha risuscitato dai morti, che ci chiama a superare le nostre false attrattive e vincere in noi le tentazioni, che ci gettano fuori strada nel deserto del mondo con la forza della fede.
Buona Quaresima

il vostro parroco,
Don GianMario

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INIZIAZIONE CRISTIANA: Alcuni chiarimenti sul senso del “nuovo” cammino (1)

All’inizio di quest’anno il Vescovo Luciano ha ritenuto opportuno richiamare l’attenzione dei sacerdoti della Diocesi sull’attenta attuazione del cammino di iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi che da qualche anno è compiuto dalle parrocchie bresciane (la lettera è pubblicata sul sito della Diocesi di Brescia).
Probabilmente è utile anche per tutti i fedeli far circolare alcuni chiarimenti che permettono di rispondere ad alcune obiezioni che da più parti vengono avanzate quando ci si confronta con il nuovo percorso adottato.
Una prima perplessità è:
perché si celebrano contemporaneamente Cresima e Prima Comunione?
La mentalità diffusa continua a considerare il Battesimo, la Cresima e l’Eucaristia come se fossero tre sacramenti distinti, separati, ognuno completo in se stesso e da intendersi per proprio conto. Tuttavia l’antica e originaria tradizione liturgica della Chiesa, mette in evidenza che il Battesimo è soltanto il primo e fondamentale momento di un’iniziazione al mistero di Cristo e della Chiesa che comporta ben tre segni sacramentali strettamente connessi: Battesimo, Cresima ed Eucaristia.
Pertanto è solo considerando i tre sacramenti nel loro insieme che si può avere una corretta immagine del cristiano che nasce dall’acqua, per vivere nella pienezza dello Spirito, così da poter partecipare al banchetto del Regno nel tempo, segno e pegno dell’eternità.
Se i tre sacramenti dell’iniziazione vengono considerati separatamente vi è il rischio di ridurre il Battesimo ad un semplice rito purificatorio (lavaggio del peccato originale), la Cresima ad una strana promozione ad adulti quando, in realtà, si è ancora ragazzi; l’Eucaristia ad un devozionale premio per bambini buoni che frequentano il catechismo parrocchiale!
Questa visione frantumata dell’iniziazione cristiana conduce ad una catechesi inesatta, dove, per esempio, si parla di prima Comunione semplicemente come «primo incontro con Gesù!». Forse che nel Battesimo non si è incontrato Gesù risorto?
Allo stesso modo si sente parlare di Cresima semplicemente come il sacramento che dona lo Spirito. Ma il Battesimo non è, forse, il sacramento che fa rinascere dall’acqua e dallo Spirito Santo?
Una visione più corretta e globale dell’iniziazione porterebbe, invece, a parlare semmai di primo incontro con Gesù nel Battesimo e di ulteriore conferma da parte di Dio nel cammino della fede, con una rinnovata e speciale effusione dello Spirito per rendere i battezzati «più perfettamente conformi a Cristo».
È la riscoperta di questa originaria unità dell’iniziazione cristiana che ha anche messo in luce lo sfasamento storico-pastorale di far precedere l’Eucaristia alla Cresima, quando, invece, il banchetto eucaristico è, per sua natura, il vertice di tutta l’iniziazione cristiana. Cresima ed Eucaristia quindi sono intimamente uniti e, insieme al Battesimo, forniscono i mezzi per essere capaci di rendere a Cristo testimonianza, per l’edificazione del Suo corpo nella fede e nella carità.

segue sul prossimo numero de La Bussola

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LE NOZZE DI CANA DI GALILIEA

di Cesare Filippini

«Ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea…».
Signore, una festa ed un banchetto di nozze,
una scena di vita quotidiana che può appartenere
semplicemente alla cronaca sempre letta e narrata.
Ma Tu mi fai comprendere che il segno
delle nozze e del banchetto
nella Scrittura è molto di più che cronaca.
È l’immagine splendida del tuo amore
verso me, verso noi tutti.
Tu, Signore Gesù, hai fatto tua quest’immagine
nelle parabole del regno, che parlano di invito a nozze;
le nozze del figlio del Re,
una festa alla quale mi sento invitato,
ci sentiamo tutti invitati,
perché tutti siamo indistintamente amati
e per tutti noi quel Figlio è morto e risorto.

«Il regno dei cieli è simile
ad un banchetto di nozze…» (Mt. 21,1-14),
e a questo banchetto, simbolo della vita che Tu, mio Dio,
ci doni nel Figlio, siamo stati invitati in molti,
ma quasi tutti abbiamo rifiutato l’invito,
l’ho rifiutato sicuramente io.
Ma Tu non hai desistito dal tuo intento,
hai continuato ad inviare i tuoi servi
perché volevi partecipare a tutti la tua gioia.
«Andate ai crocicchi delle vie
e chiamate a nozze tutti quelli che troverete…».
Tu, Signore, sei sempre alla ricerca dell’uomo
per renderlo felice, ed in questa ricerca
ti sei servito del Figlio tuo, che, appunto oggi,
contempliamo in un banchetto di nozze.
Signore, Tu mi vuoi incontrare,
in un banchetto di nozze, in un contesto gioioso,
creato proprio per me.
Il racconto delle nozze a Cana
ha un significato ricco e profondo
che riesco a cogliere nei segni che esso contiene,
segni importanti come il Vino e l’Ora, l’Ora del Cristo,
il momento del sacrificio supremo
che mi donerà la salvezza.
Il segno del vino: «…venuto a mancare il vino…,
la madre di Gesù gli disse: ”Non hanno più vino…”».
È venuto a mancare il vino,
il segno dell’esultanza.
Maria, sempre vigile, se ne accorge
e con un gesto di sollecitudine materna ti interpella,
ma ne riceve una risposta sconcertante:
«Che ho a che fare con te, o donna?».
Nel segno del vino si preannuncia quel calice
che nell’ultima cena si trasformerà nel tuo sangue,
calice di salvezza, calice di comunione con Te, Signore.
Il richiamo all’Ora mi dice che la tua gloria, Gesù,
non brilla nei miracoli,
ma in quell’innalzamento ultimo sulla croce,
quando Tu attirerai a Te ogni uomo che ha fede.
Questo splendido racconto,
che mi è sempre stato caro, dolce e rassicurante
per la tenerezza della tua Madre
e per il miracolo che compi, epifania sollecitata,
ci rivela la tua divinità, sempre presente
in ogni circostanza della mia esistenza,
per salvarla.

«Fate quello che vi dirà!».
Le parole di tua Madre giungono a me,
dopo un lunghissimo scorrere di secoli,
ed hanno la stessa forza,
la forza della persuasione materna
che mi guida e mi protegge.
Il tuo dono, mio Dio, che mi fai
è di due presenze
fondamentali nella mia vita:
Gesù e Maria, sua e mia Madre.
«Fate quello che vi dirà!»,
e mentre parla mi indica la tua persona
e vuole che accolga, mediti, custodisca
e traduca in vita le tue parole,
come ha fatto Lei,
discepola umile, generosa e fedele,
Lei che mi ha insegnato ad esultare
per la salvezza che mi viene da Te.

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FAMIGLIE IN CAMMINO - Cambiare si può
e la montagna si muoverà… si muoverà… si muoverà

Può una canzone sintetizzare tre giorni di condivisione, preghiera e fraternità?
A certe condizioni, sì!
Fine anno 2012, ci siamo ritrovati “famiglie in cammino” al Convento francescano di Rezzato dal 30 dicembre al 1° gennaio. Nell’anno della fede abbiamo trovato un modo originale per esprimere la gioia di credere in Dio: ballare al ritmo di “la montagna si muoverà”, il cui testo, parafrasando un passo del Vangelo (Mt 17,20), invita a vivere una fede operosa e dinamica!
Abbiamo così compiuto un altro passo insieme ed è stata una gioia vedere che il numero dei partecipanti è cresciuto rispetto al ritiro del mese di settembre.
Si sono alternati momenti di preghiera, di gioco, di approfondimento della fede, di condivisione e di fraternità che ci hanno fatto capire che "cambiare si può" (era questo il tema del ritiro) e il cambiamento può portare buoni frutti solo se ci fidiamo di Dio, solo se ci sforziamo di cambiare affidandoci alla Sua volontà, solo se ci lasciamo trasformare dal Suo amore.
Abbiamo conosciuto fra Fabio, ultras del Brescia divenuto frate francescano e ora impegnato 24 ore su 24 all'Ospedale Civile. Abbiamo incontrato la sua storia, iniziata da quell'insoddisfazione che spinge alla ricerca di qualcosa di autentico che riempia la vita, ora colma di amorevole servizio dei fratelli, rinunciando a tutto, svuotandosi per far posto a Dio.
E' stato un ritiro che - come altre volte - ha fatto tesoro dei carismi di ciascuno: ognuno ha messo a disposizione le proprie doti, il proprio volersi occupare degli altri, senza aspettarsi nulla in cambio, ma solo per condividere l'amore che Dio ha riversato nei cuori.
Il cammino di famiglia continua con gli incontri del secondo sabato di ogni mese che quest’anno prevedono il percorso di approfondimento della preghiera del Credo. Ma anche con i film proposti nel "cineforum" mensile, che propone titoli pensati per tutti, dai ragazzini ai "matusa".
I pochi giorni di fine anno sono stati un modo per ricaricarsi e prendere slancio. Proveremo a vivere l'esperienza di mettere in comune, nella semplicità, non tanto il "fare", quanto quello che siamo: lo sforzo di cambiare il nostro egoismo in apertura varrà sicuramente quanto far muovere una montagna.

Carmine

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SIKAT: Vent’anni d’amore in Parrocchia

Giovedì 24 gennaio ci siamo ritrovati in oratorio, come ogni anno, per rinnovare l’adesione al Sikat, il progetto d’amore che da tanto tempo collega l’affetto della nostra Comunità Parrocchiale ai bambini delle Filippine accuditi dalle Madri Canossiane nei villaggi di Tondo e Bulhian.
Ma è stata un’occasione speciale, perché – come ha ricordato Piero Cutrera – vent’anni or sono, il 13 gennaio 1993, è stata sottoscritta la prima adesione di adozione a distanza.
E' stata una riunione breve, ma "densa". Abbiamo sentito in maniera forte la "presenza" di Tiziana, ispiratrice dell’iniziativa. L’abbiamo sentita nel ricordo di Piero che ha rievocato l'esperienza da lei vissuta nelle Filippine, dove trascorse 50 giorni con i bambini dei quartieri poveri, convincendosi che "la miseria nasce dall'ignoranza". Tornando a Brescia, consigliata da Don Zanola (all'epoca missionario in Brasile), propose alla nostra Comunità il progetto Sikat, trovando terra fertile in tante famiglie che da allora vi aderiscono.
Ma anche le parole dette da Don GianMario (che non l’ha conosciuta di persona) erano colme di emozione e gratitudine per lei, che ha seminato nell’orto della nostra Parrocchia il seme dell’attenzione verso tanti fratelli distanti fisicamente, ma presenti nei cuori. Il Don ha ribadito che la nostra è una Comunità “vivace, non dormiente”, dove trovano espressione molte realtà di volontariato e iniziative poliedriche. Dove, nella continua ricerca del volto di Dio, una componente importante è data dall’assistenza ai bambini filippini: il modo più giusto per far rivivere Tiziana fra i suoi amici che tanto pregarono con lei e per lei.
I freddi numeri dicono che le adesioni anche quest’anno sono più di cinquanta (numero costante nel tempo e decisamente significativo). Il posto dei ragazzi che non desiderano più essere aiutati (che hanno terminato gli studi o trasferiti) è stato subito ricoperto da altri bambini.
Ma al di là delle cifre, quello che conta è lo spirito che da vent’anni anima l’iniziativa e coinvolge anche chi non vive questa esperienza fin dai primi anni: la distanza dai fratelli che hanno bisogno di aiuto non può essere un alibi per non fare niente, ma è uno stimolo più forte ad esprimere l’amore per Cristo.
L’auspicio di tutti è che l’iniziativa di Tiziana trovi nuovi proseliti, che diano braccia e gambe nuove ad un progetto che è nato e cresciuto grazie all’amore della nostra Comunità.
I nostri ragazzi del catechismo da anni hanno una sorella “a distanza” e quest’anno per finanziare la loro l’adozione hanno dato vita, domenica 3 febbraio, ad una riuscitissima “fiera del dolce”: è stato l’esempio evidente che sono passati vent’anni, ma non è mutato l’amore che vive nelle nostre famiglie.

Amici del Sikat

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RISTRUTTURIAMO COLORANDOCI

I lavori di ristrutturazione procedono regolarmente all’interno del Teatro Parrocchiale e le “uscite di sicurezza” hanno aperto visibili brecce alle pareti.
Sul fronte raccolta dei fondi necessari, la novità è rappresentata dal pannello che pubblicizza lo “stato dell’opera” e che resterà in mostra nella nostra chiesa.
Il pannello con il progetto ci accompagnerà sino alla copertura dell’intero investimento che - come esposto - ammonta a € 270.000,00 + iva.
Ogni piccolo quadrato corrisponde ad un versamento di 125 euro. Tutti i contributi che verranno devoluti per il progetto alla Parrocchia verranno mensilmente riportati su La Bussola e sulla “tavola” in chiesa verrà riepilogata la somma raccolta.
Coloreremo poi con un punto bianco i quadrati corrispondenti alle somme raccolte a favore del progetto così da rendere evidente quanto manca, ma soprattutto quanto già si è fatto per rendere accogliente, funzionale e fruibile il nostro Oratorio

A tutto Gennaio 2013 sono stati raccolti 72.250,00 euro.
Un grazie alla Diocesi di Brescia e a tutti voi.

 

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FAMIGLIA PER LA VITA

Domenica 3 febbraio abbiamo celebrato la “35^ Giornata per la vita”.
Il tema proposto “Generare la vita vince la crisi” è un invito a superare la perdita di senso e di fiducia che affligge la nostra società oggi.
E’ un’esortazione a riscoprire la “logica del dono”, senza la quale c’è solo l’appuntamento con nuove crisi. A mettere al centro i figli che per padri e madri sono il motore che dà la voglia di intraprendere un viaggio, affrontando asprezze, titubanze e scoramenti e che permettono di vincere ogni sfida.

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DA NATALE A PASQUA
LA STORIA DI ARTABANO IL QUARTO RE MAGIO

Proponiamo all’attenzione dei nostri lettori la storia del quarto re, antichissima leggenda, messa per iscritto nel 1896 da uno scrittore americano di origine irlandese e spesso presentata in spettacoli teatrali. La vicenda di Artabano si sviluppa dal Natale di Gesù alla sua Pasqua: è il periodo che stiamo vivendo… la nostra vita!
Tutti conoscete la storia dei tre Re Magi che, guidati da una stella, giunsero dal lontano Oriente ad onorare Gesù Bambino e deporre i loro doni davanti alla mangiatoia di Betlemme.
Ma forse non conoscete la storia del quarto re, il quarto saggio, che vide la cometa e si mise in viaggio per seguirla. Un personaggio ignorato dai resoconti ufficiali….
Nei giorni in cui a Roma era imperatore Cesare Augusto ed Erode regnava a Gerusalemme, viveva nella città di Ectabana, tra i monti della Persia, il nobile Artabano, che apparteneva all’antica casta dei Magi. Come Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, vide la luce della stella e decise di andare ad adorare il Re bambino, portandogli doni preziosi. A questo scopo, vendette tutti i suoi averi ed acquistò tre gemme: un rubino, uno zaffiro e una perla.
Artabano vide la stella e corse sul più veloce dei suoi cavalli al galoppo verso Occidente, per giungere in tempo all’appuntamento con gli altri Magi….
Al tramonto del decimo giorno, Artabano arrivò sotto le mura di Babilonia
C’erano ancora tre ore di viaggio fino al Tempio delle Sette Sfere, dove i tre Re Magi attendevano entro la mezzanotte. Un boschetto di palme formava un’isola scura nel mare dei campi di stoppie. Al suo interno, c’era un silenzio di tomba. Avvertendo un qualche pericolo, Artabano smontò la sella.
Un uomo giaceva bocconi, sulla strada. Si accorse che era ancora vivo ma…. Fermarsi o proseguire il viaggio? Non poteva lasciarlo morire così, anche se doveva andare in cerca di Colui che sarebbe nato, Signore e salvatore dell’umanità, mentre, in fondo, quell’uomo disteso davanti a lui non era altro che un povero vecchio ebreo.
Ebbe pietà del vecchio; gli curò le ferite e gli dette del cibo. Artabano in cambio ebbe una importante notizia. Il Messia non sarebbe nato a Gerusalemme, ma a Betlemme di Giudea.
Il suo gesto di pietà gli aveva fatto rallentare il cammino e per attraversare il deserto, comprarsi del cibo e dei cammelli, fu costretto a vendere una sua pietra preziosa.
Ciò che più lo preoccupava era di avere soltanto due delle tre gemme che avrebbe voluto portare in dono al Re.
Tra il succedersi del caldo del giorno e del freddo della notte, il quarto Re proseguiva il suo cammino solitario senza sosta….
Artabano bussò alla porta di una casa dove era nato un primogenito maschio, un piccolo re!
Era forse il Salvatore? No, colui che Artabano cercava, se n’era già andato.
I 3 Re Magi avevano già deposto ai suoi piedi i doni: oro, incenso e mirra ma… Anche i soldati di Erode cercavano il bambino… Allora anche il bambino di quella casa era in pericolo!
Ancora una volta Artabano dovette spendere ciò che era destinato al Re. Diede al capitano dei soldati il rubino affinché lasciasse in pace quella famiglia e il bambino fosse salvo.
Le loro tracce erano talmente tenui che gli svanivano di continuo.
Artabano trascorse più di trent’anni fra gli Ebrei dispersi e, dovunque andasse, pur non trovando il Re da adorare, trovò molti da aiutare.
Gli restava solo la perla da offrire al suo Re: l’ultimo dei suoi tre doni. Oggi giorno la riponeva al sicuro e, instancabile, riprendeva il suo lungo andare, logoro pellegrino, sempre in cerca del Re!
Ecco infine Gerusalemme, con tanti figli di Israele riuniti per la grande festa della Pasqua. Lungo la via che conduceva alla Porta di Damasco, c’era una moltitudine in un tramestio di sandali e di piedi nudi. C’era un qualcosa d’inspiegabile nel modo di comportarsi di quelle persone. Dove stava andando tutta quella gente? … e perché?
Alcune donne gli risposero che stavano per crocifiggere un uomo giusto, un uomo vero, che aveva fatto miracoli e si era proclamato Figlio di Dio
Artabano fu, però, distratto dalla confusione dei soldati che trascinavano una ragazza per venderla come schiava, poiché suo padre aveva contratto dei debiti.
Rinunciò alla sua perla per liberare la ragazza!
A un certo punto, improvvisamente, guardò in alto…UNA LUCE!!!
Artabano si sentì chiamare e disse: “Cosa, mio Signore? Dove? Signore! Oh, Signore…. Quando mai ti vidi affamato e ti nutrii; assetato e ti diedi da bere? Quando mai? Per trentatré anni ti cercai…. Ma non vidi mai il tuo volto, né mai ti soccorsi, mio Re!
Si sentì una voce flebile e lontana che gli diceva: ‹In verità ti dico: quanto hai fatto ad uno dei più piccoli di questi miei fratelli, lo hai fatto a me.›
Allora, una calma di luce di gioia e meraviglia illuminò il volto pallido di Artabano, come il primo raggio dell’aurora. Un sospiro di sollievo esalò lieve dalle sue labbra. Il suo viaggio stava per finire. I suoi doni erano stati accettati. Finalmente, il quarto saggio d’Oriente….. aveva trovato il suo Re.

segnalato da Marco

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I GIOVANI A TEMÙ

Mi è stato chiesto dalla redazione di scrivere qualche riga a proposito dell’esperienza a Temù e, per quanto sia difficile mettere su carta tutto quanto si è passato insieme, tenterò di riferire ai lettori quanto accaduto dal 27 al 30 dicembre 2012.
Il filo conduttore dei quattro giorni in montagna è stato il benedire, o, per meglio dire, il bene-dire. L’obbiettivo prefissato della vacanza sin dal suo primo concepimento era dunque quello di conoscersi meglio tra i partecipanti e creare un solido gruppo.
A partire dai più piccoli, fino a coloro che hanno trascorso i primi diciotto anni della loro vita insieme, tutti hanno messo parte di sé per rendere il soggiorno piacevole e rilassante.
Senz’altro non di secondo piano è stata l’esperienza sulle piste da sci: chi non sapeva sciare o da troppo tempo non indossava un paio di sci era aiutato dai più navigati, chi doveva migliorare era accompagnato, tutti gli altri si impegnavano a mettere in pericolo la vita degli altri sciatori sfrecciando sulle piste.
Chi era più veloce si fermava alla fine della discesa ad aspettare i più lenti o per filmare le imbarazzanti cadute e riderne insieme, magari in un rifugio ad alta quota di fronte ad un bombardino.
Chi invece non ha voluto cimentarsi sulla neve rimaneva a casa, facendo spesso trovare dolci sorprese agli sciatori che famelici divoravano qualunque cosa vi fosse di commestibile. A turni si cucinava, si teneva in ordine la casa, si faceva gruppo.
A conclusione di ogni giornata ci si trovava tutti quanti nel salone della casa, davanti al camino, per condividere le proprie esperienze.
L’atmosfera che si respirava nella casa, oltre un acro odore degli sciatori che tornavano dalle piste misto alla fragranza di crostata al cioccolato bianco preparata dai migliori master chef, era di amicizia e allegria.
Discussioni, stress e preoccupazioni erano rimandate al ritorno, risate e spensieratezza erano all’ordine del giorno.
Non un momento di noia coglieva nessuno e in ogni momento vi era qualcosa da fare o qualcuno con cui parlare. Anche quando si cercava di fare un sonnellino c’era qualcuno che ti teneva sveglio.
Affinché nessuno si sentisse abbandonato dalla tecnologia e fuori dal mondo era stata predisposta una sofisticatissima postazione di facebook: una biro e un quaderno in cui ognuno poteva lasciare un messaggio agli altri o esprimere un suo stato d’animo che ci teneva a condividere.
Durante la vacanza anche i più refrattari e riservati hanno lasciato una traccia di sé, un po’ per loro iniziativa un po’ spronati e incoraggiati.
Vivendo per quattro giorni sotto lo stesso tetto e mangiando allo stesso tavolo ognuno ha potuto approfondire la conoscenza di chi gli rubava il cibo dal piatto o gli impediva il sonno.
Si potrebbero raccontare ancora molte vicende che hanno impresso nella mia mente un indelebile ricordo, ma per non tediare eccessivamente i lettori con una storia che non importa a nessuno se non a chi l’ha vissuta in prima persona, come promemoria concluderò con le parole di JeanPaul Sartre: L’uomo non è altro che ciò che si fa.

Simone Malgari

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GSO:IL PUNTO

La lunga pausa invernale è alle spalle e i nostri atleti di tutte le età hanno ripreso il ritmo campionato.
Nel calcio, juniores e under 14 hanno ricominciato a confrontarsi nei rispettivi campionati con confortanti risultati che, specie nella categoria fino a 14 anni, sono veramente lusinghieri.
I bambini del Polisportivo under 12 sono stati chiamati a cimentarsi in una disciplina squisitamente “da oratorio” che credo tutti da ragazzi abbiamo praticato: il calcio balilla! Quest’anno il CSI ha deciso di propagandare questo “sport” che ha evidenti ricadute nella socializzazione, grazie alla possibilità di partecipazione, aperta praticamente a tutti.
Roteare le stecche e inseguire la pallina nelle sue traiettorie spesso imprevedibili ha sempre regalato momenti di divertimento e amicizia. I nostri piccoli atleti si sono allenati nel salone del nostro oratorio, incontrandosi con i numerosi giovani che quotidianamente lo affollano, cercando di rubare i segreti dei più esperti “pincanellisti” in circolazione.
Ovviamente, anche genitori e allenatori hanno dato il loro contributo, in termini di esperienza e divertimento. I risultati sono stati ottimi nel confronto con i pari età degli altri oratori e ci auguriamo di poter vivere altre giornate di sfide al bigliardino nei nostri locali con la partecipazione di tante coppie alle manopole.
Il tennistavolo vivrà nei prossimi due mesi gli appuntamenti conclusivi dei tornei individuali provinciale e regionale ed entrambi vedono la partecipazione di nostri atleti che hanno sempre ben figurato.
Per il nostro GSO si avvicina, poi, anche l’appuntamento con il Rogo della Vecchia che tanto appassiona i bambini (e non solo).
I nostri tecnici sono già all’opera e stanno portando a compimento il progetto di una bellissima (si fa per dire!) “Vecchia 2013”. Sarà anche un momento di familiarità che, tra un pane e salamina e uno scambio di battute, permetterà di vivere una serata “all’ombra del campanile”.